Una comunità che si ritrova attorno alla Messa, al catechismo, all'oratorio e alla carità. Qui trovi le notizie, gli avvisi e gli appuntamenti della comunità.
Qui i bambini muovono i primi passi nella vita cristiana e si preparano ai Sacramenti dell'Iniziazione, accompagnati dalle catechiste e da tutta la comunità.
Quando ci incontriamo
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2ª elementare
Domenica pomeriggio:
22 novembre
24 gennaio
21 febbraio
14 marzo
18 aprile
Riunione genitori: martedì 10 novembre, in chiesa. Vi aspettiamo!
📅
3ª elementare
Domenica mattina:
11 e 25 ottobre
15 e 29 novembre
17 gennaio
21 febbraio
7 e 21 marzo
11 e 25 aprile
📅
4ª elementare
Domenica mattina:
4 e 18 ottobre
8 e 22 novembre
24 gennaio
7 e 28 febbraio
14 marzo
4 e 18 aprile
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5ª elementare
Ogni mercoledì dalle 17:00 alle 18:00, a partire dal 7 ottobre.
Le tappe dei Sacramenti
🕊️
Prima Confessione
4ª elementare · 12 e 13 dicembre
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Prima Comunione
4ª elementare · 8 e 9 maggio
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Cresima
5ª elementare · 22 e 23 maggio
Da sapere
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La Messa della domenica
È il cuore del catechismo. L'anno si apre con la festa di domenica 27 settembre: Messa alle 11.00 e pranzo insieme. Il catechismo parte nella settimana del 5 ottobre.
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Se non puoi esserci
Avvisa la catechista per un'assenza o un ritardo. Per esigenze di tutto l'anno parla con Don Luca (350.5470845) o Don Maurizio (347.5596418).
📝
Iscrizione e quota
35 € all'anno: assicurazione, spese di gestione e materiale. Iscrizione online dall'area personale dell'oratorio.
Percorsi e incontri
Gruppo Sirio – Scuola Media
La casa dei ragazzi di prima, seconda e terza media: crescere insieme, fare amicizia, riflettere e vivere l'oratorio.
La vita del gruppo
🌟
Il giovedì sera
Dalle 19:00 alle 20:00: un momento tutto per i ragazzi, con tempo e tranquillità per esprimersi e crescere insieme.
⛪
Messa della domenica
Alle 18:00, la Messa per tutta la pastorale giovanile, dalle medie ai giovani. È parte integrante del percorso.
🍽️
Cene, uscite e servizio
Durante l'anno ci si ritrova a tavola, si va in uscita e si fa servizio insieme.
🎒
Doposcuola del Sirio
Un progetto riservato ai ragazzi del Sirio, a posti limitati. Info nella pagina del Doposcuola.
Iscrizione
📝
Quota e iscrizione
35 € per l'anno (assicurazione, gestione, materiale). Si iscrive online dall'area personale dell'oratorio, accettando privacy, patto di corresponsabilità e regolamento interno.
Percorsi e incontri
Gruppo Ado – 1ª, 2ª e 3ª Superiore
Il venerdì è il giorno degli adolescenti: si studia, si cena e si sta insieme in oratorio.
Il nostro venerdì
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Dalle 15.30
Spazio Studio aperto in oratorio.
🍽️
Dalle 19.00 alle 20.00
Cena insieme.
💬
Dalle 20.00 alle 21.15
Incontro di gruppo e attività.
Da sapere
⛪
Messa dei giovani
Domenica alle 18:00, per tutta la pastorale giovanile. Parte fondamentale del percorso.
📝
Quota e iscrizione
35 € (commissioni incluse): spazi, assicurazione, gestione, materiale. Comprende Spazio Studio e Incontro, non le cene (info in arrivo). Iscrizione online.
Percorsi e incontri
18/19enni (4ª e 5ª Superiore)
Per i ragazzi di quarta e quinta superiore che vogliono capire come vivere da cristiani la vita di ogni giorno e le grandi scelte.
Cosa viviamo insieme
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Domenica alle 19:00
Il nostro incontro settimanale. Alle 18:00 c'è la Messa della pastorale giovanile.
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I nostri temi
vita e morte
scelte morali e medicina
sessualità
vita sociale e politica
futuro
🥾
Il cammino dell'estate
Ci mettiamo in cammino a piedi fino alla tomba di un santo, e ognuno scrive la propria regola di vita.
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Iscrizione e quota
35 € (commissioni incluse), senza le cene. Crea un account, premi «Iscriviti» e consegna il modulo firmato agli educatori Ado al primo incontro.
Percorsi e incontri
Gruppo Giovani (dopo le superiori)
Per i giovani che, finite le superiori, vogliono continuare un cammino di fede, amicizia e crescita.
Il gruppo
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Per chi
Giovani dai 19 ai 24 anni, universitari e lavoratori. Aperto anche a chi già presta servizio in parrocchia.
🏠
Quando
Alcune domeniche sera, in casa. Il calendario viene condiviso con il gruppo.
🙏
Cosa facciamo
Preghiera, lectio divina e condivisione per riflettere sulle scelte di questa fase della vita.
Compleanni, battesimi, comunioni e cresime, solo per bambini. Niente Halloween o feste per ragazzi e adulti.
🕖
Giorni e orari
Sabato o domenica pomeriggio; la sala va liberata entro le 19:00. Per arrivare prima, accordati con i sacerdoti.
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Alcolici
Non sono ammessi, tranne una bottiglia di spumante per il brindisi.
Alla fine della festa
🧹
Sala in ordine
Rimetti sedie e tavoli come li hai trovati (una foto prima aiuta!) e spazza. Se cade una bevanda, usa il mocho: il materiale è nel sottoscala, al piano terra.
♻️
Rifiuti
Sacchi in cortile, dietro le fontanelle: blu = vetro, bianco = indifferenziato, marrone = umido, verde tondo = plastica.
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Contributo
Un contributo per le spese di mantenimento, da consegnare ai sacerdoti o ai volontari della segreteria.
Riunioni condominiali
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Aula S. Famiglia
Dalle 18:30 alle 22:00. Si chiede un'offerta per le spese di gestione dell'oratorio.
Rubriche
Commenti al Vangelo
Riflessioni semplici e quotidiane per riscoprire la Parola di Dio, insieme.
Una Parola da vivere
Come in oratorio
Ci fermiamo qualche minuto sul Vangelo, con parole semplici, come tra amici. Non servono studi di teologia: basta la voglia di lasciarsi interrogare e di condividere.
La rubrica che racconta le persone dell'oratorio, questa volta con la Polisportiva.
Leggi l'articolo →
La nostra comunità
Dalla chiesetta di San Biagio a oggi
Da una piccola chiesa di campagna a una comunità viva: la strada che abbiamo fatto insieme.
Le tappe della nostra storia
⛪
1604 · San Biagio
La chiesetta di San Biagio, in località Garancino, era già completa alla visita del cardinale Federico Borromeo. Una sola navata, l'abside rialzata, il campanile, i campi intorno e un piccolo cimitero. Dipendeva dalla parrocchia di Corsico.
🌱
1977 · Nasce la comunità
Il Cardinale Giovanni Colombo nomina parroco Don Giovanni Maculan. Attorno a San Biagio c'era già un gruppo guidato da Don Antonio Caglioni, con Pinuccia Favini che organizzava recite e canti. Nascono i primi gruppi di catechesi e di ragazzi.
🎄
1980 · La prima chiesa
Una struttura prefabbricata della SNIA Viscosa, su un'area di 8.000 mq data gratuitamente dal Comune, diventa la chiesa, grazie a tanti volontari. La prima Messa è la notte di Natale del 1980.
🏡
1982 · Lo chalet
Dopo gli inverni rigidi, la comunità acquista lo chalet, un nuovo punto di riferimento.
🎭
1984 · Crescono le attività
Arrivano i seminaristi nei fine settimana. I pomeriggi della domenica si riempiono di teatro, attività manuali ed esperienze estive e invernali a Ponte di Legno.
🏗️
1988 · Verso la nuova chiesa
Gli spazi non bastano più: la catechesi si fa persino nel soggiorno del parroco. Arriva l'annuncio dei lavori per la nuova chiesa e, in estate, Don Emilio Beretta come vicario.
Pietro, nella casa del pagano Cornelio, pronuncia una delle frasi più rivoluzionarie del Nuovo Testamento: “Dio non fa preferenze di persone”. È il momento in cui la Chiesa comprende che il Vangelo non è solo per Israele, ma per ogni uomo.
Ascoltando le letture di questa domenica dobbiamo sentirci interpellati in un punto molto semplice ma decisivo: che Dio è più grande di come lo immaginiamo, ci precede! Lo Spirito non aspetta i nostri tempi, le nostre sicurezze, le nostre strutture, ma chiede di riconoscere ciò che Lui già sta facendo.
Noi cerchiamo spesso una fede che ci rassicuri, che ci spieghi tutto, che ci dia risposte chiare. Cerchiamo segni, cerchiamo la sapienza, cerchiamo coerenza. E invece Dio ci ha parlato attraverso la croce, che è debolezza e silenzio, perché è proprio nelle nostre fragilità, nelle nostre ferite, nelle nostre contraddizioni che Dio si avvicina di più. Non per giudicare, ma per trasformare.
Atterriti dal male, sentiamo spesso affermare che Dio è assente. Dio in realtà ha scelto di non sostituirsi a noi, di non farci marionette nelle sue mani, ma ha chiamato le sue creature a far parte del suo progetto di bene. Noi siamo chiamati ad essere la risposta di Dio al male. Chiamati ad essere mani, voce, cuore, consolazione, giustizia. Dio non interviene al posto nostro ma attraverso di noi, se gli lasciamo spazio. Il vero problema non è l’assenza di Dio ma la nostra incapacità di riconoscerlo quando si manifesta in modi diversi da quelli che immaginiamo.
Commento al Vangelo
Dedicazione del Duomo di Milano
Pubblicato il 18 ottobre 2026
Matteo 21,10-17
Giovedì sera abbiamo iniziato il cammino di adorazione comunitaria della nostra parrocchia. Durante l’adorazione eucaristica abbiamo vissuto qualcosa che può considerarsi in sintonia con la solenne dedicazione della cattedrale: non l’idea di racchiudere Dio in un luogo, ma l’esperienza di un Dio che sceglie di farsi incontrare in un luogo e in un segno. A volte siamo tentati di circoscrivere Dio, ma proprio l’adorazione eucaristica ci mostra che Dio non può essere circoscritto, ma libero di donarsi in un modo concreto, senza per questo essere limitato.
Il Duomo, come ogni chiesa, non è la “casa che contiene Dio”, ma il luogo dove Dio si lascia cercare, dove la comunità si raduna, dove la sua presenza sacramentale diventa visibile e accessibile. La dedicazione non celebra un edificio che imprigiona Dio, ma un edificio che serve la comunità perché possa incontrarlo.
La solennità della dedicazione di una cattedrale e l’adorazione eucaristica hanno un filo comune: il luogo (la chiesa), il segno (l’Eucaristia), la comunità (i fedeli radunati), la presenza di Dio che si dona per noi.
La solennità della dedicazione del nostro Duomo possa ricordarci che i nostri luoghi sono spazi per incontrare e non “contenitori” di Dio.
Commento al Vangelo
Matteo 13,3b-23
Pubblicato il 10 ottobre 2026
Lasciamoci provocare dalla parabola del seminatore. Colpisce subito la figura di questo contadino “strano” che non seleziona i terreni migliori, non calcola, non risparmia. Getta il seme ovunque, anche dove sembra impossibile che attecchisca.
Riconosciamo in quel seminatore il volto di Dio, un Dio che non si stanca di credere che ogni cuore, anche il più arido, possa dare frutto. Un Dio che non aspetta che il terreno sia perfetto per avvicinarsi, ma che si avvicina proprio perché quel terreno possa cambiare.
Perché Gesù parla in parabole? Forse perché le parabole non impongono idee, ma aprono gli occhi. Sono storie semplici, quotidiane, che parlano a tutti e chiedono di mettersi in gioco. Chi ascolta una parabola deve decidere se restare spettatore o entrare nella scena, lasciandosi interrogare.
Nel suo parlare e anche nelle sue parabole, Gesù, cita molto l’Antico Testamento. In quelle pagine incontriamo un Dio che guida, protegge, corregge, che a volte inquieta perché appare severo o vendicativo. Eppure, proprio attraverso quelle pagine Gesù ci rivela il vero volto del Padre: una misericordia sorprendente, che non si arrende davanti ai limiti dell’uomo.
la Parola, come il seme del seminatore, possa trovare spazio anche nei nostri cuori e possa suscitare nuove domande, nuove luci, nuovi cammini.
Chiacchiere da oratorio
Caritas lavoro: il Fondo lavoro e la dignità ritrovata
Pubblicato il 24 ottobre 2026 · Episodio 2
Don Luca: Ciao a tutti, eccoci ritrovati in nuova puntata del nostro format chiacchiere da oratorio. Oggi parliamo di un altro aspetto della nostra comunità: la Caritas lavoro, inserita in quello che è il contesto Caritas parrocchiale. La prima domanda che faccio ai nostri due ospiti è di raccontarvi in un minuto.
Antonia: Ciao a tutti, mi chiamo Antonia Notarangelo, sono in Caritas 35 anni e fa parte della mia vita essere un operatore Caritas.
Paolo: Ciao, io sono Paolo, ho 53 anni, sono in questa parrocchia dal 2016 e in Caritas da qualche anno dopo. Per me la Caritas è un dono, perché è qualcosa che mi serve proprio nella vita, nel quotidiano.
Don Luca: Ecco, raccontateci un po', visto che appunto si parla sempre tanto di Caritas, no? E noi sottolineiamo molto che siamo tutti una grande famiglia, non c'è una separazione, ed è anche un po' il senso di questo format… Far vedere che la nostra parrocchia è una grande famiglia. Caritas, a volte, viene vista un po' come un qualcosa di separato, come un'associazione… che in realtà non lo è, perché è proprio un gruppo. Caritas vuol dire di aiutare le persone, incontrarle. La seconda domanda è proprio questa: che cos'è Caritas e nello specifico che cos'è Caritas lavoro? Di cosa si occupa?
Antonia: Caritas è relazione, è incontrare le persone. Nel nostro centro d'ascolto seguiamo circa 120 persone, ma tutti noi abbiamo la consapevolezza che non risolviamo i problemi di nessuno... Quello che possiamo fare è stare accanto alle persone, cercare di non farle sentire sole e accompagnarle nel loro percorso. È proprio qui che si è inserito il bisogno di ragionare sul lavoro. Le cose che primariamente ci chiedono le famiglie sono casa e lavoro; per la casa noi non abbiamo nessuno strumento, quindi, come gruppo ci siamo interrogati su cosa potevamo fare noi per venire incontro al bisogno di lavoro. Esso è sia economico, sia per restituire dignità alle persone, che con il proprio lavoro riprendono in mano la propria vita. Loro sono responsabili per sé e anche grazie a noi ritrovano la loro umanità e ritrovano proprio la dignità.
Paolo: La Caritas Ambrosiana ci dà un aiuto: il fondo lavoro. Esso è nato circa 20 anni fa, con altri obiettivi, e piano piano si è trasformato nell'occasione di aiutare le persone che si rivolgevano in Caritas per trovare lavoro. Concretamente si sviluppa attraverso il finanziamento di tirocini di tre mesi, che vengono finanziati presso aziende che collaborano con noi. Questi tre mesi, anche se possono sembrar pochi, in realtà aiutano tanto, perché danno sia un lato formativo alla persona, sia un piccolo aiuto economico. Inoltre, il fondo aiuta anche a fare dei link con le altre aziende del territorio. Per noi è importante anche per un secondo aspetto, perché ci aiuta ad entrare in relazione anche col territorio fuori, cioè noi non siamo più legati solo alle persone che vengono da noi, cioè gli utenti, ma cerchiamo una collaborazione con aziende limitrofe che vogliono utilizzare questo strumento per far del bene. Ed è importante tutto questo, perché sensibilizza, si viene a creare un aiuto reciproco tra le parti.
Don Luca: Abbiamo capito un po' come funziona quello che fate all'interno del vostro servizio che ormai va avanti da anni. Adesso vi faccio una domanda un po' più personale... Quali sono le motivazioni che vi hanno portato ad entrare in Caritas e perché vi sentite che è la cosa che vi fa star bene, per cui decidete di spendere del tempo importante nella vostra vita?
Antonia: È una domanda molto impegnativa… grazie a Caritas io so di aver trovato il mio posto. Vengo da esperienze diverse, sia in Mani Tese, sia l'esperienza con il sindacato quando lavoravo, sia altre forme di volontariato. Però, non avevo mai trovato il mio posto, non mi sentivo mai completamente a mio agio. Caritas mi ha aiutata ad essere molto grata a questa comunità, mi ha dato una possibilità, cercando di esprimere quello che pensavo e mettendomi in gioco a 360 gradi.
Paolo: Caritas per me è un dono e secondo me è una modalità per vivere il Vangelo. Tutto ciò, però, è faticoso, perché spesso mi trovo in tante situazioni delicate. Ma è la modalità che mi fa sentire vivo e il mettermi in cammino con una persona mi fa scoprire anche i miei limiti. Io non sono più quello che accompagna, ma andiamo avanti insieme… perché quando ti trovi di fronte a determinate fragilità se le vuoi accompagnare ti devi anche un po' sporcare le mani. E questo è molto faticoso, però dall'altro canto mi restituisce il Vangelo, mi restituisce la vita.
Don Luca: Io penso che questo sia molto importante perché non è il significato, appunto, di fare il bene, non è risolvere la vita delle persone, ma poterle accompagnare e nel frattempo camminare insieme, come hai detto tu Paolo. Questa penso sia una delle cose più belle che noi facciamo come comunità; camminare sulle strade della vita e del nostro quartiere incontrando persone, facendo anche rete tra noi, con le aziende, con tutto ciò che troviamo sul territorio, portando quella che è la testimonianza del Vangelo, cioè l'esserci, nonostante tutto, e a volte anche nonostante noi, perché appunto ognuno di noi ha le sue fragilità. Questo può essere anche un invito per tante persone a donare un po' di tempo; qualcuno che ha delle aziende o delle attività e leggendo queste poche righe, può dire: “io ci sto, mi metto in gioco, sono parte di questa comunità e faccio un pezzettino per aiutare qualcuno”.
Don Luca: Ringraziamo e salutiamo, infine, Paolo e Antonia di quello che ci hanno raccontato e anche della loro condivisione, perché non è mai scontato raccontare qualcosa di noi; siamo arrivati alla fine di questa puntata e ci vediamo alla prossima con altri ospiti della nostra comunità. Grazie a tutti.
Paolo e Antonia: Grazie. Buona giornata!
News
Tutti i Santi: santi della porta accanto
Pubblicato il 30 ottobre 2026
Papa Francesco ha coniato una formula che dice bene l’essenza della festa di oggi: santi della porta accanto. Una formula che dice la dimensione familiare e feriale della santità. I santi non sono uomini eroici, illustri, che fanno cose straordinarie, ma coloro che, riconciliati con se stessi, con gli altri e con Dio, diventano capaci di far risplendere la luce dell’Amore misericordioso di Dio dentro lo scorrere della vita quotidiana: in famiglia, al lavoro, durante il tempo libero, sapendo vivere “Gesù” e fidarci delle sue “8 vie”, quelle del Vangelo delle beatitudini.
Con il Battesimo siamo già tutti santi, per grazia, ma non lo sappiamo! Troppo spesso non ci rendiamo conto di questa possibilità che il Battesimo ha messo nelle nostre mani: eppure c’è.
È vero, la Chiesa ci invita a guardare figure particolari: santi e sante, uomini e donne che si sono lasciati affascinare dalla proposta di vita di Gesù. Non perché più bravi o brave di noi, ma semplicemente perché “sapevano” che siamo tutti figli di Dio e ne hanno fatto esperienza. Si sono sentiti “peccatori perdonati”.
Oggi la liturgia ci sprona a puntare in alto, a guardare lontano, alla meta e al premio che ci attende; ci sprona a non rassegnarci di fronte alle fatiche del quotidiano, perché la vita ha soprattutto un fine: la comunione eterna con Dio. Con questa festa la Chiesa ci indica e ci affianca i santi, amici di Dio e modelli di vita beata, che intercedono per noi, incoraggiandoci a vivere con maggiore intensità quest’ultimo periodo dell’anno liturgico, segno-simbolo del cammino della vita. Dobbiamo oggi stare dalla parte di Dio, essere fatti oggetto delle sue attenzioni. Contemplare Dio non in paradiso, ma già oggi.
“Carissimi, vedete quale amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente… fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato…” (1Gv 3,1-2).
Durante una visita a una chiesa di Torino, un bimbo della scuola ha chiesto spiegazioni alla maestra riguardo ad alcune vetrate luminose e belle. “Rappresentano dei santi – risponde lei – uomini e donne che hanno vissuto in modo speciale e forte la loro amicizia con Gesù”. Qualche giorno dopo, alla festa dei Santi, il sacerdote chiede ai ragazzi se sanno spiegargli chi erano e cosa avevano fatto le persone che la Chiesa venera chiamandole “santi”. Il ragazzino che aveva chiesto spiegazioni sulle vetrate alzò la mano e, con voce sicura, diede la risposta: “Sono quelli che fanno passare la Luce”.
Chiacchiere da oratorio
Gli allenatori delle medie: educare attraverso il calcio
Pubblicato il 30 ottobre 2026
Don Luca: Ciao a tutti, continuiamo il nostro format Chiacchiere da oratorio. In questo nuovo episodio intervistiamo altri due ragazzi coinvolti nella Polisportiva: sono i due allenatori della squadra delle medie e non solo all'interno dell'oratorio. Iniziamo con la prima domanda: raccontatevi in un minuto.
Francesco Era: Ciao, sono Francesco, ho 20 anni e frequento questo oratorio dall'estate del 2019, quando mi sono trasferito qui a Buccinasco per il lavoro di mio padre, da Pisa, dove ho abitato fino a 13 anni. Sono al secondo anno di economia e in oratorio ho fatto varie attività negli anni: l'animatore, il gruppo Sirio, il gruppo Ado, 18-19enni, il gruppo giovani. Ora sono educatore dei ragazzi delle medie del gruppo Sirio. Inoltre, da quest'anno ho scelto di iniziare ad allenare un gruppo di ragazzi delle medie, per coltivare una mia passione e integrarla al percorso di educatore.
Lorenzo Palatella: Ciao, io sono Lorenzo, ho 23 anni, lavoro come tecnico informatico e sono educatore dei ragazzi adolescenti. Frequento l'oratorio ormai da una decina d'anni e ho accettato la proposta del Don di allenare i ragazzi delle medie perché il calcio è una mia grande passione: lo gioco a livello non agonistico, e ho scelto di proseguire allenando questi ragazzi.
Don Luca: È fondamentale che i ragazzi delle medie abbiano uno spazio altro, oltre a quello dell'oratorio e del Sirio, per potersi incontrare. Voi siete all'inizio, tra poco farete anche il corso per allenatori… Cosa vuol dire fare l'allenatore per voi? Qual è stato il primo impatto di questo mese?
Lorenzo Palatella: Per noi è una forma diversa dall'allenatore classico del calcio: mettiamo dentro la nostra passione, ma molto di più l'insegnamento educativo che portiamo avanti in oratorio. Non ci interessano le forme di professionalità calcistica o le pressioni varie: a noi interessa far divertire questi ragazzi, fargli conoscere il bello del mondo del calcio e aiutarli a prendere le scelte migliori per loro. Abbiamo un gruppo di ragazzi alle prime armi, molto in difficoltà, ma il bello è proprio far vivere loro quell'ora e mezza in cui possono sfogarsi, divertirsi, senza pensare a tutto il resto.
Francesco Era: Quello che reputo importante per fare l'allenatore è trasmettere ai ragazzi dei valori: saper stare in gruppo, sostenere il compagno nel momento del bisogno, fare una strigliata quando serve, o capire quando è il momento di aggredire la vita per ottenere quello che si vuole. Insomma, prendere i valori importanti di una squadra di calcio o di uno sport di squadra e portarli fuori dal campo, nella vita di tutti i giorni.
Don Luca: Quali sono state le motivazioni che vi hanno portato a fare questa scelta e, se doveste racchiudere la parola allenatore in un concetto, quale direste?
Francesco Era: Sicuramente collegare il ruolo di educatore in oratorio a una mia grandissima passione, che ho abbandonato nel corso della crescita, e ritrovare un po' quel me stesso che mi contraddistingueva da piccolo. Se devo dirlo in una parola, direi proprio “Educatore”.
Lorenzo Palatella: È sempre stata una passione per me, anche mio padre fa l'allenatore. Poterlo fare a questi livelli è un'opportunità che attendevo con tanta voglia: mi permette di fare un altro servizio per il bene dell'oratorio e di questi ragazzi. In un concetto, per me l'allenatore, oltre a essere educatore, è anche un maestro, colui che ti aiuta nei momenti di difficoltà, nel rialzarsi, nel rendersi conto che si può sbagliare. L'allenatore ti insegna che si può imparare cadendo e sbagliando, ma con la voglia di rialzarsi. È un punto di riferimento.
Don Luca: Se la squadra dei grandi nasce e si sviluppa anche intorno ad altri ragazzi che vengono a vedere gli allenamenti, per la squadra delle medie l'altra parte fondamentale è il gruppo di genitori, che possano scommettere su una realtà nuova, capace di creare relazioni anche tra loro, non solo tra i bambini. E qui nasce la mia terza domanda: secondo voi, quanto è importante che una parrocchia abbia una società sportiva?
Lorenzo Palatella: Molto, perché fa conoscere l'ambiente dell'oratorio al di fuori del pensiero comune, che lo vede come una cerchia ristretta di persone e attività. Noi vogliamo far passare l'idea che l'oratorio è molto di più: è vita. La Polisportiva serve a conoscere e a vivere l'oratorio, facendo un servizio per la comunità senza viverlo come un peso, ma con la pura gioia di divertirsi e mettendoci il cuore.
Francesco Era: Per me, innanzitutto, può essere un'occasione per far crescere i ragazzi, tenerli occupati, lontani dalle distrazioni, perché quando la noia prende il sopravvento può portare a scelte facili nella vita. Per questo è importantissimo che ci siano attività “extra-oratoriali”, per accompagnarli nella crescita e farli sperimentare lo sport in modo sano, con valori non tossici.
Francesco Era / Lorenzo Palatella: L'insegnamento che porteremo ai ragazzi è quello di Max Allegri: non si molla mai! Ci si mette in vari ruoli, anche se non sono quelli che si preferirebbe, ma si fa sempre il bene della squadra.
Don Luca: Che cosa, infine, augurate alla nostra Polisportiva e alla vostra squadra?
Lorenzo Palatella: Di crescere sempre nell'insegnamento sano del divertimento e dello sport, non del calcio, che purtroppo è un ambiente molto difficile sotto certi aspetti. Che ognuno possa essere contento quando finiscono gli allenamenti e le partite, e dica “ho potuto condividere una mia passione con degli amici”, senza tutte le pressioni e le problematiche che ci sono al di fuori di un ambiente come il nostro.
Don Luca: Siamo arrivati alla fine: ringraziamo Lorenzo e Francesco per il loro tempo e per quello che fanno all'interno della nostra parrocchia e della nostra Polisportiva. Forza Poli!
Chiacchiere da oratorio
Polisportiva MMDC Calcio Under 20
Pubblicato il 16 ottobre 2026
La squadra della Polisportiva MMDC
Don Luca: Ciao a tutti, sono Don Luca e oggi inauguriamo questo nuovo format, chiacchere da oratorio, dove appunto faremo una chiacchierata con le persone della nostra parrocchia, che ci aiutano e vivono attivamente questo posto. Oggi, nel primo episodio, parliamo della Polisportiva, nata due anni fa, e che vede al suo interno 3 squadre, tanti atleti ed altri che prestano servizio aiutandoci nell’organizzazione e nella sua gestione. Siamo una realtà nuova e in questo episodio, insieme ai nostri ospiti, ci conoscerete un po' meglio.
Don Luca: la prima domanda che vi faccio è: Raccontatevi in un minuto.
Simone Bottieri: Buongiorno a tutti, sono Simone Bottieri, ho 18 anni compiuti da poco. Frequento il quinto anno di Istituto Tecnico Informatico al Falcone-Righi a Corsico e l'anno prossimo vorrei andare all'università e studiare informatica. Inoltre, nel mio tempo libero, oltre a stare molto in oratorio, frequento la squadra di Calcio della polisportiva; Faccio il difensore e sono il vicecapitano.
Pietro Gravina: Io sono Pietro Gravina, ho 17 anni e quest'anno sono al quarto anno di liceo scientifico. Anch'io come Simone nel tempo libero qualche volta vengo in oratorio, gioco nella Polisportiva come difensore e vado in palestra.
Don Luca: La Sportiva è al suo secondo anno di vita e la vostra squadra è stato il progetto pilota. Perché avete deciso di far parte di questa squadra?
Simone Bottieri: Ho deciso di giocare nella Polisportiva perché mi era stato proposto il progetto fin da subito, come progetto pilota e mi è piaciuta l’idea perché negli anni passati presso altre società sportive, le attività calcistiche a cui ho partecipato non sono state molto buone per diversi motivi. Quindi, quando mi è stata proposta, l'ho accettata subito. E son molto fiero di quello che siamo diventati e del gran legame creato con tutto l'oratorio.
Don Luca: Possiamo dire, quindi, che voi due siete quelli che ci avete aiutato a far aderire alla squadra altri ragazzi. Ci siamo trovati all'inizio di tutto con questa idea, questo nuovo progetto, ma eravamo in pochi, 4 o 5.
Pietro Gravina: Sì. È stato molto bello per noi essere parte attiva di questo progetto fin da subito, contattando noi i nostri amici o altri ragazzi per farli entrare nella squadra e diventare nostri compagni di squadra.
Don Luca: Cosa dite di questa squadra oggi? È iniziata da poco la seconda stagione e la maggior parte della rosa è stata confermata. È molto bello che abbia una certa risonanza in oratorio, è molto seguita… cosa pensate a riguardo?
Simone Bottieri: Allora, questa squadra ha portato molti ragazzi all'interno dell'oratorio, a conoscere il posto e ad avvicinarsi proprio all’oratorio… perché come per noi è stato magari l'oratorio estivo, visto che facevamo gli animatori, per altri arrivati dopo può essere proprio la Polisportiva. Quindi son contento di essere riuscito a portare altra gente all'interno di questo posto, aver fatto riavvicinare qualcuno che aveva temporaneamente abbandonato e son contento anch'io di essermi integrato meglio, aver conosciuto nuove persone, anche più grandi di me.
Don Luca: Tutto ciò è molto bello e importante per la nostra comunità.
Un'altra cosa che vorrei invece sottolineare io, Don Luca, intervistatore e dirigente di questa squadra, è il fatto che la scelta di non poter far sport a 360 gradi all'interno dell'oratorio perché non abbiamo un campo a 7 in erba, ha portato alla possibilità di uscire e abitare degli spazi esterni, comunali. Questo fa sì che anche tutto quello che noi stiamo facendo in oratorio non rimanga solo da noi, ma possa essere vissuto anche al di fuori di qua.
Voi fate anche altre cose all'interno della polisportiva? Raccontatemi cosa fate e quali sono i motivi per cui avete deciso di fare questo nuovo servizio?
Simone Bottieri: Si, da quest’anno facciamo anche gli allenatori della nuova squadra delle medie, nata appunto per questa stagione. Io ho deciso di diventare allenatore perché volevo trasmettere quello che ha dato a me il calcio ad altri ragazzi e trasmettere quello che mi ha insegnato stare in oratorio, perché è sempre tutto collegato… E son contento che abbiamo iniziato questo nuovo percorso; ci sono tanti iscritti per essere la prima stagione, e mi auguro possano divertirsi e imparare a stare con gli altri in un posto sano.
Pietro Gravina: Le motivazioni sono quasi le stesse di Simo. Aggiungo solo che non siamo soltanto noi due, ma ci sono anche altri tre allenatori con noi, più grandi e che fanno gli educatori in oratorio. È molto bello anche per noi poter crescere e prendere decisioni insieme in un contesto sportivo, passando del tempo coltivando quella che è sempre stata la nostra passione fin da piccoli.
Don Luca: perché è importante che l'oratorio abbia una società sportiva?
Pietro Gravina: Questo è il secondo anno della Polisportiva ed è molto importante, perché avviciniamo all'oratorio altre persone. È un ulteriore possibilità per crescere, conoscere gente, stare in gruppo… e tutto ciò è fondamentale per quelli che fanno fatica a socializzare, che non hanno avuto buone esperienze negli altri sport praticati. Aiuta entrambi, sia noi sia i ragazzi. Rispetto all’anno scorso è migliorata molto anche l’organizzazione e la struttura della polisportiva, con l’augurio che possa crescere ancora questa stagione. Noi siamo carichi e molto motivati.
Don Luca: l’ultima cosa che vi chiedo è: che cosa augurate alla nostra polisportiva?
Simone Bottieri: Auguro a questa Polisportiva di durare un sacco di anni e soprattutto di vincere magari un campionato tra quelli a cui partecipiamo. Auguro, inoltre, che possa essere un bell'anno oltre soprattutto per il gruppo, per i ragazzi, che possano crescere e vivere sempre lo sport col sorriso.
Pietro Gravina: Io spero di far innamorare veramente i ragazzi delle medie di questo sport, di viverlo a pieno, provando emozioni, sia positive e negative e trovare nuovi amici. E, come ha detto Simo, spero che la squadra in cui giochiamo faccia meglio dell'anno scorso, di arrivare tra le prime tre del campionato, divertendoci e migliorando anche noi non solo come allenatori, visto che è la nostra prima esperienza, ma anche come giocatori.
Don Luca: Va bene, siamo arrivati alla fine. Ringraziamo Simone e Pietro del loro tempo. Siete i primi ad inaugurare questa rubrica, che avrà altri protagonisti e attori nelle prossime puntate.
Simone Bottieri / Pietro Gravina: Grazie a te! Grazie!
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L'imprenditore della carità
Pubblicato il 24 ottobre 2026
Celebriamo oggi la domenica missionaria, lo facciamo ricordando una figura nata a Milano 110 anni fa: Marcello Candia, l’imprenditore della carità, che la Chiesa ha riconosciuto Venerabile (è iniziata la causa di beatificazione). Egli è stato esempio rigoroso, affidabile e determinato, impegnandosi in prima persona per realizzare l’ospedale di Macapà e per “risanare” il lebbrosario di Marituba. Il primo esiste tuttora, a fianco del secondo si è sviluppato un Centro dermatologico e di prevenzione della lebbra. «Una realtà incredibile, l’unico di tutto lo Stato del Parà – dice la presidente della fondazione che porta il suo nome -. Qualcuno arriva dopo essere stato visitato da tre medici e solo lì riceve finalmente una diagnosi: tra loro ci sono anche giovani». La somministrazione di un farmaco specifico, seppure non porti alla guarigione, tuttavia blocca il progredire della malattia e tanti riescono a tornare a una vita normale. Il lebbrosario è oggi l’“Abrigo” (rifugio): «Un tempo era pieno di lebbrosi perché le famiglie non li volevano più in casa e venivano abbandonati», oggi è una sorta di Rsa che accoglie anziani soli e poveri, qualcuno ancora malato di lebbra. «Sono tutte strutture molto belle perché, come diceva Candia, “vanno realizzate ancora più belle di quelle che faremmo per noi”».
L’ospedale di Macapà, oggi gestito dai padri Camilliani, aperto alla popolazione, prende in cura anche persone povere che non dispongono di risorse proprie. La Fondazione, voluta e creata dallo stesso Candia, «non possiede alcun bene», ricorda la presidente: tutte le opere infatti sono state donate a terzi, «ma noi continuiamo a sostenerle attraverso le donazioni che ci arrivano».
Ora il desiderio di tutti è che presto Marcello sia riconosciuto dalla Chiesa come beato, ma per questo occorre un miracolo ottenuto per sua intercessione. In Brasile non aspettano altro: suor Lucinara del Piccolo Carmelo di Macapà, insieme ad altri amici che hanno conosciuto Candia, si sta molto prodigando nella diffusione della memoria del Venerabile, attraverso manifesti, distribuzione di santini nelle parrocchie, incontri, video…
Anche a Milano le diverse iniziative promosse nel mese missionario vanno in questa direzione. Un piccolo “miracolo” – se così si può dire – la Fondazione lo riconosce nel fatto che «da quasi 45 anni riceviamo offerte. Non spendiamo neppure un euro per la raccolta fondi, eppure arrivano del tutto spontanee e la fondazione va avanti».
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La fraternità e il discernimento
Pubblicato il 16 ottobre 2026
Propongo la seconda parte della riflessione fatta col Consiglio Pastorale considerando la lettera pastorale che il vescovo ha proposto per l’anno a venire: Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro? Dopo una riflessione sulla ‘gioia’ che può essere capace di evangelizzazione, ora su due dimensioni della vita comunitaria importanti e necessarie.
Fraternità
la vita fraterna è oggi minacciata. Dalla frenesia e dall’efficienza. Chi vuol essere un bravo cristiano deve fare, fare, sempre più. Non c’è tempo per fermarsi; importante è preparare la festa, l’evento e poi rimettere tutto a posto per l’anno prossimo. Importante è l’efficienza e l’organizzazione anche se i volontari sono sempre meno e sempre più anziani. Dall’individualismo: ciascuno pensa a sé stesso, al suo star bene. Dalla conflittualità; l’altro come nemico, come minaccia. Nel contesto attuale lo stile ‘fraterno’ assume la forma di una profezia sociale contro l’autoritarismo e l’individualismo. Aiuta, questo stile, a sentirsi pietre vive di una comunità e non clienti o utenti.
Nelle nostre comunità non c’è bisogno solo di un’accortezza organizzativa: c’è bisogno di insistere per un cammino virtuoso perché lo Spirito di Dio possa rendere disponibili alla costruzione dell’unità». Ecco, per esempio: la tensione all’unità potrebbe essere un sigillo caratteristico delle nostre comunità in prospettiva sinodale, così come l’accoglienza. Le comunità cristiane sono chiamate a essere originali: offrono una convincente testimonianza a chi le guarda e le accosta “da fuori”, testimonianza di operosità nel bene, di libertà interiore, di rispetto per tutti, compreso il rapporto leale e rispettoso con l’autorità pubblica e, ancora, capacità di rendere ragione della propria speranza, secondo la raccomandazione di Pietro nella sua prima lettera: senza arroganza, ma con dolcezza e rispetto, accettando anche la derisione, le false accuse, la persecuzione, senza reagire con la violenza, neppure verbale, vivendo anzi la gioia nelle prove.
Il discernimento da compiere
il re Ezechia (libro dei Re) fece una riforma religiosa e civile fondamentale per il suo popolo. Tra le azioni ci fu la conservazione dell’arca dell’alleanza voluta da Mesè e la distruzione del bastone di bronzo a forma di serpente, che pure era di Mosè il fondatore. Ezechia dovette gestire l’eredità del passato, distinguendo la parte buona da custodire (l’arca) e quella da dimenticare (il serpente). Così è per le nostre comunità per avere ancora futuro devono operare scelte simili a quelle di quel re giusto.
Compito difficile ci attende e non di un anno solo. Compito per capire che cosa è ‘serpente’ e cosa è ‘arca. Cioè che cosa aiuta il Vangelo a diffondersi e cosa lo impedisce. Saremo capaci di capire, di distinguere l’accessorio dal fondamentale? Di far emergere quello che serve da ciò che è non indispnsabile? Una sfida ci attende …
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Stupore
Pubblicato il 9 ottobre 2026
Di seguito una rilettura della lettera pastorale del nostro Vescovo, invitandovi a leggere il testo
Oggi abbiamo perso lo stupore: tutto ci sembra OVVIO. Ovvio che Gesù esista, che si sia incarnato, che lui sia morto e risorto … È ovvio che ci siano i preti, le chiese, le messe negli orari che ci fanno comodo sotto casa … E’ ovvio che si viva in un paese che da 80 anni non è in guerra, ovvio che vi sia la democrazia, ovvio che si abbia un lavoro e non si debba emigrare per trovarlo …
Ma se tutto è ovvio, scontato, allora non esiste più lo stupore. Lo stupore perché siamo amati da Dio anche se non lo meritiamo; stupore perché ci viene offerto il perdono e possiamo celebrare la presenza di Dio attraverso i sacramenti. Stupore per tutti i doni che quotidianamente ci sono offerti, per la grazia di vivere, e di essere amati. Stupore per le meraviglie che ci circondano, per le persone che vivono vicino a noi e per coloro che si danno da fare per gli altri. Stupore per la bellezza e per il dono della Chiesa e che Dio tramite essa ci inviti a seguirlo.
Al posto della gioia oggi regna la noia. La celebrazione è noiosa, la predica è noiosa, il canto è noioso. Il calendario ripete sempre le stesse cose, le stesse feste.
La mia parrocchia è divorata dalla noia. La noia la divora sotto i nostri occhi e noi non possiamo farci nulla. Il mondo è divorato dalla noia. Ma bisogna rifletterci per rendersene conto; non si sente subito. È una specie di polvere. Andate e venite senza vederla, la respirate, la mangiate, la bevete: è così sottile, così tenue che sotto i denti non scricchiola nemmeno. Ma basta che vi fermiate un secondo, ed ecco che vi copre. Dovete agitarvi continuamente, per scuotere questa pioggia di ceneri. Perciò il mondo si agita molto. (G: Bernanos – diario di un curato di campagna, incipit)
Alla noia si contrappone la gioia. La noia abita nella casa dove la vita è divenuta ripetizione senz’anima: la gioia abita nella casa in cui dimora lo Spirito che introduce nei misteri di Dio.
Balzò da quel covile di spini; e vestitosi in fretta a mezzo, andò ad aprire le imposte d’una finestra, e guardò. Le montagne erano mezzo velate di nebbia; il cielo piuttosto che nuvoloso, era tutto una nuvola cenerognola; ma, al chiarore, che pure andava a poco a poco crescendo, si discerneva nella via in fondo alla valle gente che passava sollecitamente, altra che usciva delle porte e s’avviava, tutti dalla stessa banda, verso lo sbocco, a destra del castello; e si poteva pur distinguere l’abito e il contegno festivo dei viandanti. – Che diavolo hanno costoro? Che c’è d’allegro in questo maladetto paese? Dove va tutta questa canaglia? (I Promessi Sposi, XXI)
È la gioia del Vangelo che invade i nostri cuori e trasforma lo stile di vita di una comunità cristiana. La missione non è fare qualcosa ma irradiare gioia. La gioia cristiana non è la gioia dei giulivi, dei superficiali. La prima preoccupazione non dovrebbe essere ‘come si dà agli altri’ ma ‘come l’abbiamo dentro noi’. Non si può immaginare un’attività che produce gioia, ma sperimentare quale sia il dono che noi riceviamo da Gesù e come si possa irradiarlo, quasi per contagio.
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Che allegria c'è?
Pubblicato il 7 ottobre 2026
Col consiglio Pastorale abbiamo iniziato la lettura della lettera pastorale che il vescovo ha proposto per l’anno a venire: Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro? Una pagina dei Promessi Sposi fa da introduzione alla proposta del vescovo, la conclusione della notte dell’Innominato che precede la sua conversione che l’atto finale nell’incontro con il cardinal Federico Borromeo
… e il tormentato esaminator di sé stesso si trovò ingolfato nell’esame di tutta la sua vita. Indietro, indietro, d’anno in anno, d’impegno in impegno, di sangue in sangue, di scelleratezza in scelleratezza: ognuna ricompariva all’animo consapevole e nuovo, separata da’ sentimenti che l’avevano fatta volere e commettere; ricompariva con una mostruosità che que’ sentimenti non avevano allora lasciato scorgere in essa. Eran tutte sue, eran lui: l’orrore di questo pensiero, rinascente ad ognuna di quell’immagini, attaccato a tutte, crebbe fino alla disperazione […]. Ed ecco, appunto sull’albeggiare, pochi momenti dopo che Lucia s’era addormentata, ecco che, stando così immoto a sedere, sentì arrivarsi all’orecchio come un’onda di suono non bene espresso, ma che pure aveva non so che d’allegro. Si pose in ascolto, e riconobbe uno scampanare a festa lontano; e più stando, intese pur l’eco del monte, che ad ora ad ora ripeteva languidamente il concento, e si confondeva con esso. Di lì a poco, ode un altro scampanìo più vicino, pure a festa; poi un altro.
– Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro? Che buon tempo hanno?
Balzò da quel covile di spini; e vestitosi in fretta a mezzo, andò ad aprire le imposte d’una finestra, e guardò. Le montagne erano mezzo velate di nebbia; il cielo piuttosto che nuvoloso, era tutto una nuvola cenerognola; ma, al chiarore, che pure andava a poco a poco crescendo, si discerneva nella via in fondo alla valle gente che passava sollecitamente, altra che usciva delle porte e s’avviava, tutti dalla stessa banda, verso lo sbocco, a destra del castello; e si poteva pur distinguere l’abito e il contegno festivo dei viandanti.
– Che diavolo hanno costoro? Che c’è d’allegro in questo maladetto paese? Dove va tutta questa canaglia?
Anche il suono di una campana lontana può essere il suono della voce di Dio che chiama a conversione. Che forse anche noi con la nostra vita innervata dal Vangelo possiamo essere capaci di far percepire la bellezza della vita cristiana.
Proposta Oratorio
La Montagna Invernale 2027
Casa Parrocchiale di OGA
A chi è rivolta?
Per tutti i 18/19enni e i giovani.
Date
Partenza: Il ritrovo è previsto il 02 Gennaio 2027 per le ore 08:00 con partenza alle 8:30 in Oratorio.
Rientro: Rientro previsto il 05 Gennaio 2027 in serata.
Cos’è La Montagna Invernale
Vivremo un’esperienza di studio, divertimento, condivisione e di preghiera. Ci sarà la possibilità di svolgere diverse attività durante le giornate, come sciare e pattinare, oltre allo studio per il quale durante la giornata sarà riservato tutto il giorno il salone.
Luogo
Saremo alloggiati presso la Casa Parrocchiale di Oga (SO).
Costo e iscrizioni
La quota di partecipazione è di 240€ di cui 50€ di acconto e 190€ di saldo per l’intero periodo e comprende:
n°3 pernottamenti in casa autogestita con prime colazioni, pranzi e cene,
viaggio A/R Buccinasco/Oga.
Rimangono escluse dalla quota eventuali spese personali dei ragazzi, ski pass e attrezzatura da sci o pattinaggio.
Sono disponibili 40 posti, e gli acconti, che confermano le iscrizioni sono da versare entro Martedì 1 dicembre.